Felicità e Business

È sempre un po’ imbarazzante parlare di felicità, sembra quasi scabroso.

Se poi se ne parla in termini di business si rischia di essere presi per dei fricchettoni che non capiscono nulla dello “spietato mondo degli affari”.

Parlare di felicità e business è una sfida… e a noi piacciono le sfide quindi iniziamo.

Un po’ di numeri

Secondo una ricerca realizzata da Gallup nel 2017 le aziende che mettono la felicità dei loro dipendenti nella lista delle priorità sono più produttive e redditizie e capaci di attirare i talenti migliori.

I dati raccolti da Gallup, la società che misura il livello di felicità percepito nel mondo, parlano chiaro: le aziende che mettono al centro delle loro politiche il benessere dei dipendenti hanno tutta una serie di benefici:

+ 21% di produttività
– 37% di assenteismo
– 65% di turn over
+ 21% nella soddisfazione dei clienti

Qualche case history

Anche Lidia Nicolau (di cui si parla anche in questo articolo su Il Sole 24 Ore), Chief Happiness Officer Personas y Cultura, ha parlato dei benifici della felicità rispetto ai risultati della sua azienda: Habitissimo, piattaforma online (leader in Spagna, Italia, Brasile e America Latina) che mette in contatto domanda e offerta in tema di edilizia, ristrutturazioni e servizi per la casa.

«È molto facile copiare una pagina web o proporre un modello di business simile, ma la differenza vera è dettata dal livello di innovazione e creatività del team e dall’impegno che ci mette.

La gestione della felicità va proprio in questa direzione.

Oltre al fatto che promuove l’azienda come un bel posto per andare a lavorare, facilita l’identificazione e l’assunzione dei migliori talenti in circolazione.

C’è poi una minore rotazione. In posizioni dove il turnover è elevato, come ad esempio tra gli sviluppatori, il nostro indice è pari a zero.

Senza dimenticare i livelli di assenteismo che si riducono al minimo».

Risulta a questo punto chiaro che il maggiore vantaggio competitivo in questo mondo sono le persone felici, impegnate e soddisfatte in un’azienda.

Altre ricerche, oltre quella di Gallup, dimostrano:

  • un incremento delle vendite del 37%
  • un incremento della produttività del 30%
  • un aumento della soddisfazione dei clienti del 10%
  • un incremento delle idee innovative del 400%
  • la creatività aumenta del 300%
  • il 54% di retention dei dipendenti
  • una riduzione dell’assenteismo del 66%.

I dati sono più numerosi della lista appena elencata e dimostrano solo incrementi positivi che portano un beneficio economico all’azienda.

La felicità e HPO

Il concetto stesso di HPO (Organizzazione Altamente Performante) prevede, implicitamente, l’attivazione di una “happiness policy”.

Se voglio far sentire le persone coinvolte, se voglio che facciano propria la vision e la mission dell’azienda, non posso esimermi dallo strutturare la vita lavorativa dei miei collaboratori e dipendenti tenendo presente il fattore “felicità”.

Le abitudini della felicità

Brian Colbert, nostro trainer, formatore e coach di aziende come Pepsi, Google, Salesforce, O2 e CRH porta ormai in giro per il mondo il suo corso e il suo libro “Le abitudini della felicità” da circa 10 anni con enorme successo.

Molti manager, leader aziendali e imprenditori frequentano il corso, ovunque, in Italia no!!!

Cosa ci tiene lontani dalla parola “felicità”?

Cosa ci spaventa? Quale sinistro presagio o sentore di fregatura ci si palesa quando un formatore ci parla di “felicità”?

È una domanda che ci siamo posti più volte e che abbiamo posto anche a Brian, e in realtà nessuno di noi ha trovato una risposta definitiva.

Forse la risposta è proprio nell’introduzione al libro di Brian:

“Sei felice?” non è una domanda a cui è facile rispondere.

La maggior parte delle persone sembra concentrarsi esclusivamente sui problemi, i disagi, i disservizi, le crisi, i conflitti.

Non si domanda se è felice, né come potrebbe diventarlo.

La felicità è “NC”: Non Classificata. Rinviata a data da destinarsi. Archiviata come “non importante” o “non urgente”.

La felicità manca: dagli ordini del giorno, dalle nostre conversazioni, dai programmi scolastici, dalle assemblee di condominio.

È la grande assente della nostra vita quotidiana.