È risaputo che, nel mondo attuale, le donne, a parità di competenze e di ruolo, guadagnano meno di quanto guadagnano gli uomini.

Jordan Peterson, psicologo clinico attualmente molto famoso e allo stesso tempo controverso, afferma che questo dipende da diversi fattori, cioè che i motivi risiedono in un’equazione con molte variabili.

Questione di comunicazione

Peterson sostiene che il 5% di queste variabili è imputabile allo stile comunicativo; le persone con uno stile comunicativo gradevole, cioè le persone compassionevoli e gentili, indipendente dal fatto che siano donne o uomini, tendono, a parità di ruolo, a guadagnare meno e comunque a fare meno carriera.

L’altro aspetto che sottolinea è che le donne, tendenzialmente, si comportano e comunicano in modo più accondiscendente e conciliante degli uomini e questo spiega, almeno in parte, la differenza retributiva e di carriera.

Ipotizza che le donne tendano ad essere più “gentili” perché sono programmate ad avere a che fare con i bambini, ma che i comportamenti che funzionano con i bambini non funzionano altrettanto bene in organizzazioni gerarchiche complesse .

Peterson evidenzia anche che il problema più comune che gli psicoterapeuti si trovano a trattare, a parte l’ansia e la depressione, è l’incapacità di essere assertivi e di farsi valere, perché, in effetti, nell’esperienza di ognuno di noi, quando sei troppo accondiscendente, rischi che gli altri si approfittino di te.

Quando questo accade, ti ritrovi con un vago senso di malessere e risentimento, che inquina le relazioni e i risultati.

Una leadership più femminile

Ora, alla luce di tutte queste considerazioni, stiamo forse chiedendo alle donne di comportarsi come gli uomini? Proprio in un momento storico nel quale il mondo del business sembra si stia spostando verso uno stile di guida più “ecologico” e forse più tipico delle donne, chiediamo loro di acquisire comportamenti maschili? Certo che no.

L’idea è quella di aiutare le donne ad acquisire uno stile comunicativo più assertivo, il che significa solo essere capaci di affermare e sostenere le proprie idee, convinzioni, problemi, bisogni ed esigenze, rimanendo aperte all’ascolto attivo dell’altro, del suo punto di vista, delle sue idee, convinzioni, problemi, bisogni ed esigenze. Si può essere, o imparare a essere, dolci nella forma e fermi nella sostanza, morbidi con le persone e duri con i problemi.

A questo punto la domanda che nasce spontanea è: “Si può imparare a essere assertivi quando il nostro naturale stile comunicativo è arrendevole e consenziente?”.

Riteniamo, come Peterson, che la risposta sia positiva. Si, si può imparare. Per un motivo molto semplice; le persone non sono arrendevoli ma hanno semplicemente imparato a comportarsi in modo arrendevole, e tutto ciò che abbiamo imparato lo possiamo cambiare. Cosa che non significa disimparare a essere accondiscendenti quando è il caso, ma aggiungere un’abilità; imparare a essere assertivi quando è il caso.

Sai ciò che vuoi?

Come fare? Peterson suggerisce che, per poter comunicare in modo assertivo, in primo luogo devi avere molto chiaro quello che vuoi e perché lo vuoi; devi definire molto bene i tuoi obiettivi e la tua visione e inoltre devi avere una strategia, così da sapere quando non stai ottenendo quello che ti eri proposto di ottenere. Allo stesso modo devi avere altrettanto chiaro quello che non vuoi. Queste sono le condizioni minime per poter sostenere le proprie ragioni e negoziare per se stessi.

Uno dei motivi per i quali le persone faticano a essere assertive è la paura del conflitto. Il conflitto è scomodo nel breve termine, ma evitarlo è ancora più scomodo nel medio e lungo termine e il prezzo che rischi di pagare è davvero altissimo.

Possiamo però acquisire le abilità che ci consentano di trasformare facilmente un potenziale conflitto in un confronto produttivo. Trattasi di abilità diverse, come, per esempio, l’abilità di gestire le proprie emozioni e quella di guidare l’altra persona attraverso domande di precisione o di utilizzare il linguaggio dell’influenza e della persuasione, di creare con gli altri una relazione di reciproco benessere e di fiducia, la capacità di usare la propria fisiologia e la propria voce in modo da trasferire un senso di sicurezza e pacata determinazione nell’altra persona.

Nella nostra visione tutto questo si traduce in uno stile di guida e di leadership nuovo ed efficace, attuale e coinvolgente, allineato con un modo nuovo e più ecologico di fare business, appoggiato su fondamenta solide capaci di creare un valore aggiunto sostenibile nel tempo a vantaggio di tutti.

Personalmente, come donna e come imprenditore, ho pagato un prezzo alto per essermi comportata molto a lungo in modo troppo accondiscendente e non sufficientemente assertivo.

Poi ho imparato la lezione e, avvalendomi degli strumenti a mia disposizione come trainer di PNL, giorno dopo giorno, ho esercitato l’assertività.

Questo esercizio, non solo ha cambiato i miei risultati, ma mi ha anche confermato che è possibile essere assertivi mantenendo un approccio più femminile e tipico di noi donne e funzionale a uno stile di guida coerente con i principi della nuova leadership, orientata a valorizzare e a far crescere le persone.

Una soluzione

Da tutte queste considerazioni nasce il desiderio di trasferire quello che ho imparato a mie spese e le soluzioni concrete che ho adottato mettendo in pratica le competenze acquisite come trainer di PNL, sintetizzandole in un seminario breve ma denso, così da aiutare le altre donne ad acquisire l’abilità di affermarsi e farsi rispettare trovando il giusto equilibrio tra un approccio assertivo ma gentile e attento agli altri.

Il mio desiderio come persona e il nostro desiderio come organizzazione è quello di vedere quante più donne possibili vincere in tutte le dimensioni della propria vita e creare le condizioni per poter esprimere il proprio potenziale.

Paola Velati