Oggi mi piacerebbe raccontarti una storia, la vita di un uomo, chiamato anche “Grande Anima” che Albert Einstein definì così:

«Una guida del suo popolo, privo di aiuto da parte di qualsiasi altra autorità esterna; un uomo politico i cui successi non si basano sull’artificio o sulla padronanza di formule tecniche, ma semplicemente sull’autorità morale che emanava dalla sua personalità; un combattente vittorioso che ha sempre disdegnato l’uso della forza; un uomo saggio e umile, armato di decisione e di inflessibile coerenza, che ha dedicato ogni energia alla rinascita del suo popolo e al miglioramento delle sue fortune; un uomo che ha affrontato la brutalità dell’Europa con la semplice dignità di un essere umano, dimostrandosi superiore in ogni occasione. È possibile che le generazioni future stenteranno a credere che un tale uomo sia mai vissuto in carne e ossa su questa terra».

La gioventù

Un uomo nato in India e poi trasferitosi, per studiare legge, in Inghilterra. 
Un uomo che, tornato nel suo paese natale, non riesce a fare l’avvocato per l’imbarazzo nel parlare in pubblico.
Un uomo che un giorno entrò in contatto con il dolore, la persecuzione, l’emarginazione e il pregiudizio razziale e decise di non poter accettare tutto questo.

Così, in Sudafrica dove si trova in quel momento, quest’uomo inizia a opporsi a ciò che trova ingiusto, non con la violenza, ma con la determinazione di chi sa di essere nel giusto.

«Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.»

Satayagraha

Comincia a rifiutare, personalmente, i soprusi della segregazione e scrive lettere di protesta alla stampa. Infine riunisce gli emarginati a Pretoria e pronuncia il suo primo discorso pubblico.

Questo piccolo uomo inventa una parola per definire il suo concetto di lotta: “satyagraha” che significa “insistenza per la verità”, più comunemente tradotta come “resistenza passiva”.

«Non importa quanto insignificante possa essere la cosa che dovete fare, fatela meglio che potete, prestatele tutta l’attenzione che prestereste alla cosa che considerate più importante. Infatti sarete giudicati da queste piccole cose.»

Di nuovo in India

Tornato in India l’uomo decide, è il 1915, di attraversare tutto il paese per conoscerne le necessità e ricongiungersi al suo spirito.
La sua parola inizia a farsi strada tra la gente ed egli inizia a organizzare altri atti di disobbedienza civile pacifica. Scioperi dei braccianti sotto pagati, organizzazioni di volontari per pulire villaggi e costruire scuole e ospedali e altro ancora.

«Il più grande, per rimanere grande, deve scegliere di essere il più umile.»

Ormai anche la politica ad alto livello non può restare indifferente al messaggio e all’agire di questo uomo che ormai il popolo segue e ama.Il suo movimento diventa partito e inizia ad agire politicamente, sempre secondo il principio del satyagraha.

«Che nessuno dica di essere mio seguace. È sufficiente che io sia seguace di me stesso.»

La sua eredità

Questo piccolo grande uomo riesce infine a riunire il suo popolo, a portarlo all’indipendenza, a diventare fonte di ispirazione per altri grandi uomini, come Martin Luther KingNelson MandelaAung San Suu Kyi e diventare il simbolo e la personificazione di un’ideale: la non violenza.
Il suo nome era Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma, “La Grande Anima”

«La non-violenza è il primo articolo della mia fede. È anche l’ultimo articolo del mio credo.»

Suggerimenti di lettura: