Mi sono sempre chiesta che cosa abbiano in comune i grandissimi imprenditori oggi nel mondo, quale stile di leadership del futuro rappresentino, e così ho cominciato a cercare riferimenti e soprattutto ad ascoltarli.

Ecco cosa dicono.

In un’intervista, Richard Branson, patron della Virgin, racconta:

«Penso che la cosa più importante nel gestire un’azienda è ricordare sempre quello che un’azienda è. Un’azienda è semplicemente un gruppo di persone e come leader di persone devi essere un grande ascoltatore, devi essere un grande motivatore, devi essere molto bravo a gratificare e a cercare il meglio nelle persone. Le persone non sono diverse dai fiori, se innaffi i fiori, i fiori fioriscono, se gratifichi le persone, le persone fioriscono ed è una qualità essenziale di un leader.»

Riccardo Micheletti, nel libro “Redvolution. Vita e pensiero di Renzo Rosso” a proposito del fondatore del brand Diesel, narra:

«Per Renzo Rosso è infatti importante che all’interno dell’azienda vi sia un clima di lavoro ottimale, che permetta ai lavoratori di operare con entusiasmo:
“Una cosa importante per me è che la gente sia motivata e soddisfatta: non si può immaginare quanto sia deleterio quando avviene il contrario. Le persone, a qualsiasi livello, vanno seguite, spronate, fatte sentire importanti. Chiunque si senta importante all’interno dell’organizzazione lavora con più entusiasmo, come se l’azienda fosse sua, riuscendo a trasmettere entusiasmo a chi lo circonda. Bisogna saper essere vicini alla propria gente soprattutto quando attraversa momenti difficili, perché chi ha il morale a terra, in men che non si dica, abbatte anche il morale della propria “truppa”, creando un circolo vizioso deleterio per l’intera azienda».

Questo è il motivo per cui nell’azienda di Breganze, per cercare di lavorare con una certa allegria, si organizzano spesso dei momenti di condivisione:

«Alla Diesel organizziamo spesso dei party, degli eventi, perché scambiare quattro chiacchiere, sentirsi parte di una collettività, può aiutare a superare dei problemi. Io credo che a volte la parola del tuo capo, detta in maniera gentile e calorosa, possa servire a gratificarti, senza bisogno di avere necessariamente un aumento di stipendio».

Per Renzo Rosso si motivano le persone non solo condividendo dei momenti piacevoli, ma anche condividendo il “potere”. Secondo la filosofia di Rosso questo fattore è un elemento imprescindibile per il successo di un’impresa:

«Tutte le decisioni, proprio tutte, che si tratti di piccole o di grandi scelte, rappresentano l’espressione del carattere di un’azienda. Per questo sono fortemente convinto che vadano prese assieme, in maniera assolutamente democratica. Ognuno deve lottare per le sue convinzioni con tutta la forza necessaria e sostenerle, ma deve anche saper ascoltare le ragioni degli altri, e soprattutto accettarle se sono democraticamente scelte. Una decisione condivisa e sostenuta dal consenso della maggioranza è automaticamente più efficiente perché non si scontrerà con boicottaggi di principio o inutili resistenze, in quanto tutti coloro che hanno partecipato al processo decisionale prenderanno in mano il progetto più convinti di quello che stanno facendo».

«Un brand non è solo un paio di pantaloni, ma un modo di vivere e di pensare».

Se c’è una cosa che Renzo Rosso ama fare, è condividere il successo imprenditoriale con i suoi collaboratori:

«Ci divertiamo. L’azienda per me è la vita, quindi viviamo, celebriamo, condividiamo, facciamo attività sportiva insieme».

Il confine fra vita e lavoro, alla Diesel, praticamente non esisteva. Con i suoi ragazzi Rosso ci lavorava, ma ci giocava anche, a calcio, per esempio, e la sera, dopo il lavoro, capitava spesso di trovarsi, tutti insieme, in pizzeria. La competitività interna, però, era selettiva:

«Lo spiegavo a tutti quelli che assumevo: tu qui puoi aspirare a fare quello che vuoi e tutte le porte ti saranno aperte. Occhio però: se non sarai professionalmente all’altezza ti passeranno tutti sopra. Non sarò io a eliminarti, ma i tuoi stessi compagni di lavoro».

Gli orari sindacali erano un optional:

«Quelli del magazzino, per dire, in certi periodi venivano a lavorare alle cinque del mattino e andavano via alle dieci di sera. Non perché glielo dicevo io. Per spirito di gruppo. Quando uno si sente attivo, positivo, realizzato… Ce n’era uno che si era rotto una gamba e dopo tre giorni era qua. Gli dissi: sei matto? E lui? Renzo, a casa mi rompevo…».

Renzo Rosso poi, i suoi ragazzi li pagava, e bene:

«A fine anno venivano da me i capi dei diversi reparti e rivedevamo lo stipendio di ciascuno. In più a Natale davo un premio all’impegno. E poteva guadagnare non solo chi produceva meglio ma anche chi, con la simpatia, creava un buon ambiente».