Le parole possono curare, possono creare mondi nuovi dentro le persone, mondi a cui si vuole appartenere, in cui ci si trova bene e in cui si vuole restare.

Le parole possono aiutarci a tenere le persone vicine, oppure allontanarle da noi e, sempre con le parole, possiamo guidare le persone verso il loro bene, verso una vita più sana e migliore.

Quanto valore hanno allora le parole che usiamo? Quanto peso diamo noi stessi alle parole che pronunciamo? E quanta differenza possono fare le parole giuste nel momento giusto?

Una risposta scientifica

Fabrizio Benedetti è professore di fisiologia e neuroscienze all’università di Torino, è membro della Accademy of Europe e della European Dana Alliance for the Brain ed è considerato un esperto di caratura mondiale nella ricerca degli effetti placebo e nocebo.

Nel 2018 ha pubblicato un meraviglioso libro intitolato “La speranza è un farmaco” la cui prefazione inizia così:

«Tutti noi speriamo in qualcosa. Ma il malato spera più di ogni altro. E sono le parole il mezzo più importante per infondere speranza: parole empatiche, di conforto, fiducia, motivazione. Oggi la scienza ci dice che le parole sono delle potenti frecce che colpiscono precisi bersagli nel cervello, e questi bersagli sono gli stessi dei farmaci che la medicina usa nella routine clinica.»

Un’esperienza diretta

Io non sono un medico, mi occupo di formazione, il mio lavoro è aiutare le persone a ottenere i risultati che vogliono e venir fuori dalle paludi in cui capita che si finisca. E anche in questa cosa, non parliamo di vita e di morte, le parole hanno un peso specifico enorme per aiutare le persone a prendere la strada migliore per loro, per guidare le persone verso il proprio bene.

Allora penso agli amici medici, ne ho tanti, che ogni giorno devono guidare le persone in percorsi terapeutici, devono aiutarle a tenere la rotta verso la guarigione, devono convincerle a prendere la decisione migliore per la loro salute, e mi viene spontaneo chiedermi quanti di loro si soffermino sulla differenza che può fare una singola parola…

Ora di parole ne ho forse scritte fin troppe e quindi chiudo con una frase che riassume in poche parole, appunto, il mio concetto di comunicazione:

«La parola è per metà di colui che parla, per metà di colui che l’ascolta»
Michel de Montaigne